Fatti e testimonianze, processi e speranze: il Kenya dopo le elezioni (parte prima)

Kenya, dopo le elezioni
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Dopo Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia, un’altro grave conflitto è esploso in Africa Occidentale. In Kenya - paese fino ad oggi considerato il più stabile e ricco dell’area, sede di numerosi organizzazioni internazionali - sono scoppiati forti scontri tra due fazioni politiche, in seguito alla denuncia di brogli nelle elezioni presidenziali nelle quali si contendevano la leadership del paese il presidente uscente Kibaki e l’eterno secondo Odinga.
Nessuno si aspettava questa escalation di violenza, sebbene la campagna elettorale di entrambi i partiti avesse sconsideratamente esasperato le differenze etniche tra Kibaki - della tribù Kikuyu - e Odinga - della tribù dei Luo.
Le centinaia di persone barbaramente uccise negli scontri tra fazioni e con l’esercito, hanno suscitato timori in tutta la comunità internazionale ed hanno riportato alla memoria gli accadimenti degli ultimi anni avvenuti nelle zone limitrofe.
Tra gli osservatori, infatti, sono in molti a ricordare il genocidio che si è consumato nel vicino Rwanda nel 1994, anche se, rispetto al Rwanda, in Kenya la distribuzione della popolazione fra le varie etnia è più diversificata. Ricordiamo infatti che una larghissima fetta della popolazione rwandese (ben il 99%) è composta da Hutu (80%) e Tutsi (19%). Mentre in Kenya - pur essendo i Kikuyu (20%) ed i Luo (12%) la prima e la terza etnia del paese, insieme non arrivano nemmeno ad un terzo della popolazione.
- Questo lascia capire come mai larghe porzioni del paese non siano state interessate dalle violenze…. Il rischio è piuttosto quello di una frammentazione del paese (fattore ulteriormente destabilizzante della macroarea).
Luca, Chiara, Daniela
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