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Fatti e testimonianze, processi e speranze: il Kenya dopo le elezioni (parte terza)

January 6th, 2008 by Daniela Melardi
Dal west Kenya: Kisumu e south Nyanza

Facciamo ora un passo oltre, verso la zona occidentale del Paese, nel west Kenya, per approdare a Kisumu, capitale del Nyanza e terza città del paese.

Kisumu - Cybercafe Alcune testimonianze locali evidenziano come Kisumu sia stata obbligata al coprifuoco per diversi giorni durante i quali si è trovata isolata: interrotti sia i collegamenti aerei che quelli via terra con la capitale, grandi le difficoltà ad utilizzare la rete della telefonia mobile e fissa. Chat e e-mail si sono rivelati i pochi mezzi che hanno consentito la comunicazione interna ed esterna al paese.

Un abitante di Kisumu ci racconta di scontri violenti e di conseguenze desolanti per l’intera popolazione:

“La situazione qui è molto difficile. Sono molte le persone morte. La mia casa è stata saccheggiata, privata degli oggetti e dei ricordi più cari. Ma mi ritengo fortunato perché io e i miei familiari stiamo bene. Siamo vivi. Siamo vivi solo perché siamo stati fortunati. Siamo riusciti a scappare dalla città e ci siamo rifugiati in zone lontane dagli scontri e qui aspettiamo che tutto finisca presto…molto presto.

Il South Nyanza invece - area rurale e zona di grande isolamento, con condizioni infrastrutturali quasi nulle - sembra vivere una situazione più tranquilla rispetto alla capitale Nairobi e a Kisumu. La popolazione in questi giorni è in attesa di notizie certe riguardo alle recenti elezioni, ma la tensione - seppur vissuta con una certa distanza e in misura minore rispetto all’epicentro degli avvenimenti - suscita riflessioni e speranze.

Ecco le parole di un abitante del South Nyanza:

Qui gli effetti sono visibili ma le conseguenze non sono molto gravi. I negozi sono chiusi; i mezzi pubblici sono fermi per mancanza di carburante; le linee telefoniche cellulari sono interrotte. Riusciamo comunque a tenerci aggiornati grazie alla connessione internet. Certo, sappiamo che altrove la situazione è caotica, ma noi stiamo bene. Non abbiamo rischiato la vita e siamo al sicuro. Speriamo comunque che venga fuori la verità. La gente vuole che sia chiaro chi ha vinto… e che gli scontri abbiano fine. Aspettiamo la verità.”

Secondo gli ultimi aggiornamenti del 4 gennaio “Sono 250.000 le persone che hanno lasciato le loro dimore per l’ondata di violenze politico-etniche che hanno insanguinato il Kenya dal giorno delle elezioni, il 27 dicembre 2007”. Lo rende noto l’Ufficio di coordinamento delle questioni umanitarie dell’Onu (Ocha) a Nairobi.

Oggi, 6 gennaio, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu (Achnur) ha fatto sapere che fornira’ “aiuti immediati” a 100.000 dei 250.000 sfollati vittime delle violenze post elettorali in Kenya.

Come osserva Kizito sul suo blog “Le violenze dei giorni scorsi non possono essere cancellate cosi in fretta. Anche se gli episodi di violenza non si dovessero ripetere ci vorranno mesi per ritornare alla convivenza che era abituale fino a pochi giorni fa”.

Un doveroso obiettivo spetta ora alla comunità internazionale: mediare una situazione di grave tensione politico-sociale per garantire una stabilità al paese e la possibilità di un pieno sviluppo locale.

Luca, Chiara, Daniela

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