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No-profit, innovazione, web: verso il “Development 2.0”

January 15th, 2008 by elimu
Web 2.0 Quanto la tecnologia ha portato e può portare cambiamenti sociali e a livello mondiale? Quanto può modificare le politiche di cooperazione?

Nicola Bruno affronta con questo taglio l’argomento del social web nell’articolo “Oltre la Banca mondiale ecco il Development 2.0 - Fare tesoro delle tecnologie emergenti nell’internet sociale e tradurle in campo no-profit” pubblicato il 19 luglio 2007 sul quotidiano Il Manifesto e pubblicato su web da VisionPost.

Bruno osserva come il web 2.0 può potenzialmente portare ad un cambiamento di paradigma nelle politiche di cooperazione, consentendo un passaggio da uno “Sviluppo 1.0″ (modello rappresentato da ONU, Banca Mondiale e gran parte delle organizzazioni non governative, specialmente le più grandi - dette anche Bingo = Big Ngo) ad un nuovo modello di “Sviluppo 2.0 (Development 2.0), testimoniato nei fatti da piccole e coraggiose start-up come Kiva, GlobalGiving, Change che hanno fatto tesoro delle nuove potenzialità delle tecnologie emergenti del social web per il campo del no-profit.

Sul blog Social Signal Alexandra Samuel propone un agile ventaglio di buone pratiche nell’utilizzo del social web per il no-profit; qui di seguito riportiamo alcuni punti chiave del suo articolo:

  1. focalizzare il proprio sito su obiettivo o conversazione specifica;
  2. invitare aderenti e visitatori del sito a contribuire non solo a livello economico. Il web può essere uno spazio sociale, un luogo in cui sviluppare altre modalità di partecipazione;
  3. il web 2.0 non significa costruire una propria comunità. Per entrare nella “cultura 2.0 basta iniziare a sperimentare uno dei suoi strumenti. Ad esempio utilizzare un tag comune per archiviare i siti preferiti su del.icio.us all’interno della stessa organizzazione, un semplice modo per condividere risorse di comune interesse;
  4. accogliere la sfida di passare dalla consegna del messaggio alla conversazione. Considerare e coinvolgere i propri membri come persone che possono creare contenuti per iniziative e attività;
  5. imparare dall’esperienza degli altri e porre attenzione da come altre organizzazioni no-profit utilizzano il web 2.0. E per trovare on-line altre esperienze, come prima cosa possiamo ricercare su del.ici.ous i tag “nptech” e “No-Profit”.

Possiamo aggiungere altre interessanti buone pratiche di utilizzo creativo del web 2.0 in ambito no-profit:

  • dare voce agli aderenti dell’associazione all’interno della piattaforma o del sito attraverso un blog o un forum o un wiki, come ha fatto Greenpeace;
  • promuovere una “creativa petizione-fotografica” su Flickr (come nel caso di Oxfam;
  • promuoversi, come ha fatto recentemente l’organizzazione kiva.org, organizzando un evento in Second Life;
  • organizzare un mercatino natalizio, come ha fatto il Dipartimento Informatica e Comunicazione dell’Università Statale di Milano con l’intento di raccogliere fondi per il progetto Harambee della Fondazione Brownsea;
  • partecipare alla comunità professionale di Neurona dedicata al no-profit.

E per il fundracing? Abbiamo trovato un interessante blog italiano, Fundraising Now!, che si propone di studiare e discutere sulla raccolta fondi online e sui rapporti fra Web 2.0 e fundraising.

Chiara e Umberto

Posted in cooperazione, cultura&società, digital divide, web |

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