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ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common (eLearning Africa 2008)

July 16th, 2008 by Chiara Pozzi

A fine maggio sono stata a eLearning Africa 2008, ad Accra in Ghana. Ho scritto un articolo che è stato pubblicato recentemente su expoelearning.info, lo riporto con molto piacere anche qua, nel blog di Elimu!

Il Ghana ha ospitato quest’anno  la conferenza internazionale “ELearning Africa 2008, che si è confermata un interessante momento di scambio e crescita sia a livello professionale che umano, un’occasione per conoscere da vicino persone e realtà locali coinvolte in progetti di formazione con le nuove tecnologie nel continente Africano.

La terza edizione della conferenza ha visto la partecipazione di circa 1500 persone da 83 paesi, un numero che di anno in anno continua ad aumentare, così come si rafforza la presenza di partecipanti di paesi africani, che raggiunge l’80%. L’Europa è stata rappresentata dal 12,2%, il nord America dal 5,9%, l’Asia dall’1,7%, Australia e America Latina dallo 0,3%.

Eventi, sessioni, esposizioni, incontri, workshop, rinfreschi e anche balli hanno colorato il ricco e variegato calendario della conferenza (e della pre-conferenza).

Mi piacerebbe riuscire ad offrire un assaggio del clima e degli argomenti di discussioni attraverso una breve presentazione dei lavori di una sessione fortemente interattiva in cui sono stata coinvolta. La sessione, dal titolo “ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common” e individuata dal codice SCH37, chiudeva i lavori del filone “Introducion eLearning into the School System”.

Durante le 4 ore di lavoro abbiamo ascoltato la presentazione di diversi progetti: alcuni realizzati a livello nazionale, altri in fase di avvio a livello locale, alcuni per la formazione degli insegnanti, altri per la formazione a studenti in ambito scientifico. 4 slide e 3 minuti, questi i vincoli posti ai relatori per mettere a fuoco gli aspetti rilevanti dell’esperienza: il contesto, gli attori coinvolti e soprattutto per esporre le principali difficoltà emerse.

Il confronto sui problemi comuni è stato il cuore pulsante dell’animata sessione che ha portato ad uno scambio di esperienze concrete tra presentatori, partecipanti e facilitatori.

Di cosa si è discusso?eL Africa 2008

I primi relatori hanno toccato il tema di programmi per la formazione degli insegnanti a livello nazionale. Gert J. Muller (Change4Africa Foundation, The Netherlands) e Darling Tamakloe (IESA Foundation, Ghana) hanno presentato il programma EQIP Ghana, volto a promuovere l’integrazione delle ICT in ambito educativo. Alphonse Uworwabayeho (Kigali Institute of Education, Rwanda) ha esposto il progetto “Building Teachers’ Capacity to Exploit Available Technology for Teaching and Learning Mathematics and Science”.

Susan Jepkoech Kipkeny (Moi Girls High School Eldoret, Kenya) ha illustrato il processo di implementazione delle ICT nella scuola di Eldoret in cui insegna, mentre Ayodele O Ogunuleye (Lagos University, Nigeria) ha analizzato “The Impact of ELearning on the Academic Achievement of Undergraduate Physics Students in Nigeria”, un progetto pilota condotto dall’Università di Lagos, per introdurre l’e-Learning a supporto dell’insegnamento della fisica.

Kwesi Smith (Kofi Annan Centre of Excellence in ICT, Ghana) ha parlato del progetto dell’OLPC avviato nelle scuole primarie del Ghana, “Experiences with OLPC Pilot Projects in Ghanaian Primary Schools”, chiedendosi quanto l’esperienza pilota abbia aiutato il Ministero dell’Educazione a raggiungere l’obiettivo di un livello base delle ICT nella scuola.

Un ultimo intervento di Ebenezer Malcom e Francis Godwyll (Ohio University, USA), ha illustrato i risultati di uno studio sulla diffusione delle ICT nelle scuole del Ghana e sulla loro integrazione nelle attività didattiche.

eLearning Africa 2008Pur nella diversità dei progetti esposti, caratterizzati dalla collocazione in contesti specifici, dalla diversità del target e degli attori coinvolti, da tempi di realizzazione e progettazione più o meno dilatati, stupisce come le problematiche messe a fuoco dai relatori si siano articolate in pochi importanti nodi. Vediamoli nello specifico.

L’accesso all’elettricità è stato individuato come un problema ricorrente e generalizzato, che si declina nella mancanza di infrastrutture, negli alti costi dei pannelli solari utilizzati nelle scuole delle aree rurali e della connessione internet, ancora appannaggio di pochi. A questo primo nucleo di difficoltà si affianca una considerevole mancanza di risorse umane con capacità e competenze adeguate nell’ambito della formazione con le ICT.

eLearning Africa 2008Quale l’aspetto più pregnante? Un’animata discussione sulle carenze infrastrutturali  da una parte e la mancanza di competenze dall’altra, ha offerto l’occasione per riesaminare da più punti di vista i problemi posti. Si è rafforzata nel gruppo la posizione che vede la carenza di competenze e di risorse umane l’elemento più urgente e strategico su cui investire e a cui dare spazio.

Mi scosto solo un attimo dalla disanima sui lavori della sessione per restituire, in questa sede, la riflessione di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998. Sen associa lo sviluppo al “processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani”, che indica anche con l’espressone “espansione delle capacitazioni degli individui” (Amartya Sen, 1992). Diventano quindi centrali le azioni volte all’abilitazione, all’alfabetizzazione informatica e alla crescita delle capacità e delle competenze. Queste possono essere ”occasioni sociali” che influiscono sulla libertà sostanziale di migliorare le proprie condizioni di vita. Lo sviluppo è libertà.

A questo punto è bene chiedersi quali capacità, quali conoscenze, quali abilità ci sono e quali devono essere acquisite perché si possano avviare processi virtuosi?

Un ulteriore fattore problematico su cui si è concentrata l’attenzione dei presenti è stata la carenza di contenuti locali digitalizzati e/o interattivi, come ha rilevato anche l’esperienza dell’utilizzo dell’OLPC con i bambini delle scuole primarie in Ghana.

Infine, alcuni hanno posto come argomento caldo di discussione il ritardo tra la disponibilità delle infrastrutture e delle ICT e la capacità di integrarle all’interno del sistema educativo.

L’integrazione delle ICT nella scuola e l’utilizzo delle ICT in ambito educativo, suggerisce e conclude uno dei relatori, è un problema di bilanciamento di diversi blocchi costitutivi: la visione sull’educazione, le conoscenze e le competenze esistenti, gli Educational Software e i contenuti, le ICT e le infrastrutture.

Serve, allora, dotarsi di strumenti per imparare a interpretare il sistema complesso in cui ci muoviamo e su cui agiamo. Come? Nessun kit del buon progettista!

Un buon inizio per procedere in questa direzione può essere il confronto con esperienze diverse. Non solo con i casi di successo e le buone pratiche ma anche con gli insuccessi, gli errori e i problemi quotidiani. In tal senso la sessione “ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common” di E-Learning Africa 2008 mi sembra abbia offerto ai suoi partecipanti un’ottima occasione di riflessione!

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Ambienti di apprendimento personali

July 5th, 2008 by Chiara Pozzi

elearningpapersCon il numero 9. elearningpapers affonta il tema dei Personalised Learning Environments  (PLE).

6 articoli per approfondire il tema, per conoscere progetti ed esperienze in corso e per farsi portare in viaggio dagli autori  sulle isole di apprendimento del Web!

Come ha influito l’avvento e lo sviluppo del Web 2.0 sugli ambienti di apprendimento? La scuola riesce (e come) a favorire la personalizzazione dell’apprendimento con l’utilizzo delle ICT? Quali sono gli aspetti caratterizzanti degli ambienti di apprendimento personali? Quali potenzialità si aprono e quali problemi emergono? In quali contesti organizzativi e quali architetture didattiche? Quali processi di apprendimento possono essere sotenuti nei PLE?

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Apprendimento e Interculturalità

April 23rd, 2008 by Umberto Manduchi

In occasione dell’anno del dialogo culturale - il 2008 - e-learning papers ha pubblicato un numero dedicato ad approfondire alcune tematiche legate all’apprendimento e all’iterculturalità che mette in risalto le potenzialità della formazione in rete e delle ICT.

L’articolo Migrations and the Net: new virtual spaces to build a cultural identity di Linda J. Castañeda, Paz Prendes, Francisco Martínez-Sánchez esamina alcune iniziative legate alle tematiche del multiculturalismo e dell’emigrazione, avviate ed elaborate dal Gruppo di ricerca sulle tecnologie educative dell’Università di Murcia. Alcuni dei loro progetti sono stati incorporati nei programmi di Interuniversity Cooperation promossi dall’agenzia spagnola per la cooperazione (AECI).

Nell’articolo E-learning and intercultural dimensions of learning theories and teaching models di Claire Bélisle riflette sull’importanza degli ambienti e-learning per favorire una maggiore consapevolezza interculturale fra gli studenti. All’interno di società multiculturali e multilingue è opportuno rendere espliciti i presupposti pedagogici impliciti negli ambienti e-learning.

Distance training of teachers in a rural area in Kenya di Chiara Pozzi (elimu) descrive l’avvio di un progetto pilota di e-learning per la formazione degli insegnanti in un’area rurale del Kenya.

SCORM specifications for an emerging world: The linguistic diversity at work di Mokhtar Ben Henda illustra, invece, le iniziative connesse alla standardizzazione dell’e-learning e le procedure ad essa legate, mettendo in luce i risultati conseguiti e le prospettive future.

L’articolo di Sandra Schaffert e Guntram Geser Open Educational Resources and Practices, presenta alcuni risultati relativi alla roadmap europea per le Open Educational Resources, e traccia possibili percorsi volti a un livello superiore di produzione, condivisione e utilizzo delle OER. L’articolo, inoltre, presenta free on-line tutorials sulla creazione, riutilizzo e condivisione delle OER messi a disposizione dal Open e-Learning Content Observatory Services (OLCOS) su WikiEducator.org

Rapid e-learning, as an informal educational tool for advanced students di Nicolò Antonio Piave tratta della possibilità di introdurre i software di rapid e-learning generalmente utilizzati da insegnanti e creatori di contenuti, quali strumenti di istruzione informale, all’interno di un modello di apprendimento ibrido.

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Soluzioni Light & Open per l’e-learning

March 26th, 2008 by Umberto Manduchi

Su questo numero di iGel - Il Giornale dell’E-Learning - è presente il contributo del socio Umberto Manduchi sul dibattito in corso sulle soluzioni light e open source per l’e-learning.

In un’ottica pedagogica che punti alla condivisione e alla socializzazione dei saperi emerge chiaramente il fatto che l’approccio del Free Software (e della sua versione commerciale, l’Open Source) si possa considerare un valido modello educativo per contesti di insegnamento/apprendimento collaborativi: le esperienze delle comunità open ci dimostrano che ogni nuova implementazione è frutto di processi di apprendimento derivanti dalla condivisione sociale dei risultati, raggiunti tramite la condivisione e la socializzazione di idee e risorse. Le comunità open di programmatori e di utenti, spontanee ed informali, rappresentano, da questo punto di vista, uno dei fenomeni di maggior rilevanza pedagogica degli ultimi tempi: lo strumento privilegiato che esse utilizzano è la rete, i cui recenti sviluppi in senso sociale (social web, semantic web) la rendono un fertile terreno per fruttuose sperimentazioni in ambito educativo.

Le soluzioni open stanno rapidamente diffondendosi anche nel settore dell’e-learning; da diversi anni valide alternative ai LMS e LCMS commerciali sono sempre più utilizzate in scuole, università, enti pubblici e aziende. Oggi esistono valide alternative open anche per la creazione dei contenuti da implementare in piattaforma; lo sviluppo continuo di nuovi applicativi in questo campo potrebbe portare, in un futuro non lontano, ad una piena autonomia da soluzioni proprietarie.

Per una effettiva condivisione e socializzazione dei saperi in processi di formazione in rete (e non solo) l’adozione di software libero, però, non è sufficiente: anche i contenuti dovranno essere liberi e condivisibili.

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Esperienze di didattica e tecnologie in Québec

March 25th, 2008 by elimu

form@reE’ stato pubblicato il numero 54 della Newsletter di Form@re dal titolo Esperienze di didattica e tecnologie in Québec. Parallelismi e sviluppi con la scuola italiana“.

Il numero raccoglie i seguenti interventi:

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Call for Papers: Personalised learning

February 19th, 2008 by Chiara Pozzi

Elearningpapers invita a presentare proposte per la pubblicazione di un numero sul  “personalised learning”.

Le parole chieve?  Web 2.0, personalizzazione, personalizzazione degli ambienti di apprendimento.

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e-Inclusion e e-Learning

January 9th, 2008 by Chiara Pozzi

Parlare di e-Inclusion significa mirare a costruire una società che dia a tutti uguali opportunità di accesso all’innovazione e alle risorse digitali, abbattere le barriere del digital divide e dell’esclusione digitale per garantire l’accessibilità alle nuove tecnologie dell’informazione.

L’ultimo numero di eLearning Papers (n. 6 - 2007) è stato dedicato all’ “e-inclusion e e-learning”. Ecco in sintesi le tematiche trattate in 5 interessanti articoli.

What are the EU and member states doing to address digital literacy?” di Kerstin Junge, Kari Hadjivassiliou propone una carrellata sulle iniziative della Commissione europea e dagli Stati membri per di ridurre della metà, entro il 2010, le ineguaglianze in materia di alfabetizzazione digitale.

Il secondo articolo di David Casacuberta Sevilla, “Digital Inclusion: Best practices from eLearning”, riporta alcune buone pratiche relative al progetto EL4EI dell’Unione europea.

Il numero propone quindi l’analisi di Kirsti Ala-Mutka sulla tematica dell’apprendimento attraverso le nuove tecnologie in relazione all’invecchiamento della società. “Ageing Societies, Learning and ICT” il titolo del paper.

Vincenza Benigno, Stefania Bocconi e Michela Ott trattano il tema dell’accesso all’istruzione e di come ridurre la discriminazione fra gli studenti grazie alle ICT nell’articolo  “Inclusive education: helping teachers to choose ICT resources and to use them effectively”. L’articolo presenta due progetti rivolti agli insegnanti che hanno dato origine a due specifici servizi on-line.

Per chiudere viene presentato un articolo di Per Arne Godejord, “Perspectives on project based teaching and “blended learning” to develop ethical awareness in students”. Come l’e-learning misto possono essere utilizzato per favorire una presa di coscienza etica negli studenti. Si tratta della presentazione di un progetto di informatica sociale, in collaborazione con Save the Children Norvegia e la Squadra nazionale anticrimine, che mira a creare un ambiente di apprendimento intrinsecamente motivato.

Il prossimo numero di eLearning Paper affronterà l’argomento dell’interculturalità (Intercultural learning), un elemento chiave nello scenario globale per lo sviluppo e la crescita della società.

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Fatti e testimonianze, processi e speranze: il Kenya dopo le elezioni (parte terza)

January 6th, 2008 by Daniela Melardi
Dal west Kenya: Kisumu e south Nyanza

Facciamo ora un passo oltre, verso la zona occidentale del Paese, nel west Kenya, per approdare a Kisumu, capitale del Nyanza e terza città del paese.

Kisumu - Cybercafe Alcune testimonianze locali evidenziano come Kisumu sia stata obbligata al coprifuoco per diversi giorni durante i quali si è trovata isolata: interrotti sia i collegamenti aerei che quelli via terra con la capitale, grandi le difficoltà ad utilizzare la rete della telefonia mobile e fissa. Chat e e-mail si sono rivelati i pochi mezzi che hanno consentito la comunicazione interna ed esterna al paese.

Un abitante di Kisumu ci racconta di scontri violenti e di conseguenze desolanti per l’intera popolazione:

“La situazione qui è molto difficile. Sono molte le persone morte. La mia casa è stata saccheggiata, privata degli oggetti e dei ricordi più cari. Ma mi ritengo fortunato perché io e i miei familiari stiamo bene. Siamo vivi. Siamo vivi solo perché siamo stati fortunati. Siamo riusciti a scappare dalla città e ci siamo rifugiati in zone lontane dagli scontri e qui aspettiamo che tutto finisca presto…molto presto.

Il South Nyanza invece - area rurale e zona di grande isolamento, con condizioni infrastrutturali quasi nulle - sembra vivere una situazione più tranquilla rispetto alla capitale Nairobi e a Kisumu. La popolazione in questi giorni è in attesa di notizie certe riguardo alle recenti elezioni, ma la tensione - seppur vissuta con una certa distanza e in misura minore rispetto all’epicentro degli avvenimenti - suscita riflessioni e speranze.

Ecco le parole di un abitante del South Nyanza:

Qui gli effetti sono visibili ma le conseguenze non sono molto gravi. I negozi sono chiusi; i mezzi pubblici sono fermi per mancanza di carburante; le linee telefoniche cellulari sono interrotte. Riusciamo comunque a tenerci aggiornati grazie alla connessione internet. Certo, sappiamo che altrove la situazione è caotica, ma noi stiamo bene. Non abbiamo rischiato la vita e siamo al sicuro. Speriamo comunque che venga fuori la verità. La gente vuole che sia chiaro chi ha vinto… e che gli scontri abbiano fine. Aspettiamo la verità.”

Secondo gli ultimi aggiornamenti del 4 gennaio “Sono 250.000 le persone che hanno lasciato le loro dimore per l’ondata di violenze politico-etniche che hanno insanguinato il Kenya dal giorno delle elezioni, il 27 dicembre 2007”. Lo rende noto l’Ufficio di coordinamento delle questioni umanitarie dell’Onu (Ocha) a Nairobi.

Oggi, 6 gennaio, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu (Achnur) ha fatto sapere che fornira’ “aiuti immediati” a 100.000 dei 250.000 sfollati vittime delle violenze post elettorali in Kenya.

Come osserva Kizito sul suo blog “Le violenze dei giorni scorsi non possono essere cancellate cosi in fretta. Anche se gli episodi di violenza non si dovessero ripetere ci vorranno mesi per ritornare alla convivenza che era abituale fino a pochi giorni fa”.

Un doveroso obiettivo spetta ora alla comunità internazionale: mediare una situazione di grave tensione politico-sociale per garantire una stabilità al paese e la possibilità di un pieno sviluppo locale.

Luca, Chiara, Daniela

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Fatti e testimonianze, processi e speranze: il Kenya dopo le elezioni (parte seconda)

January 6th, 2008 by Chiara Pozzi

Dalla periferia alla città, dal centro verso le aree rurali

Osserviamo più da vicino alcuni dati sulla distribuzione delle etnie nel paese e percorriamo il viaggio di molti migrati dalla campagna verso l’area urbana di Nairobi. La mappa qui riportata evidenzia alcuni dati sulla distribuzione delle lingue e delle etnie del Kenya.

mappa lingue kenya

mappa nelle sue dimensioni originali

I Luo - un tempo nomadi - vivono oggi nella regione occidentale del Paese, prevalentemente nella provincia del Nyanza, mentre i Kikuyu popolano storicamente l’area centrale del Kenya, vicino alla capitale Nairobi

Secondo stime governative, il tasso di povertà della zona del Nyanza riguarda più del 60% della popolazione. La drammatica situazione di quest’area è stata, ed è tutt’ora, la principale causa di emigrazione di gran parte dei giovani verso le città, in particolare verso la vicina capitale regionale Kisumu e verso la capitale Nairobi. La maggior parte degli emigrati si riversano nelle baraccopoli e nelle zone degradate dei centri urbani; basti pensare che a Kisumu e a Nairobi il 60% della popolazione vive negli slum (UNHABITAT, 2006).

Il fenomeno della migrazione dalle aree rurali a quelle urbane è in continua crescita; si stima che tra il 2010 e il 2015 più della metà della popolazione Keniota vivrà in città, quando solo nel 1970 circa il 90% della popolazione del paese viveva in aree rurali (UN, 2004).

La periferia urbana della capitale Nairobi è in continua crescita. Alti tassi di natalità, immigrazione (o espulsione) dalle campagne e un modello distributivo che accentua sempre di più la distanza tra aree metropolitane e aree rurali sono le cause prevalenti di questo processo in tutti i paesi in via di sviluppo. Le baraccopoli diventano sempre più crogiuolo di volti, lingue, etnie, storie di vita, di marginalità e povertà. Le diversità si concentrano, si sedimentano le une sulle altre e ridisegnano divari economici e culturali già esistenti all’interno del Paese. Nairobi vive una frammentazione di spazi, in cui si creano nuove segregazioni e nuovi tessuti sociali.

La popolazione degli insediamenti informali, o baraccopoli, non è mai omogenea perché è il risultato dell’intersecarsi di flussi migratori stratificati nel tempo, provenienti principalmente dalle zone rurali e povere dell’intero paese, ma anche di spostamenti individuali e familiari interni alla stessa metropoli. Tuttavia al loro interno nascono concentrazioni di famiglie provenienti da aree territoriali omogenee. Così a Nairobi alcune baraccopoli sono popolate prevalentemente da Luo, da Kamba, da Kikuyu …

E oggi, come spesso accade, la capitale, centro amministrativo e politico nazionale, periferia immensa di povertà e di frammentazione sociale, è diventata facile spazio di manipolazione e teatro di disordini e tensioni sociali a seguito dei recenti risultati elettorali.

Luca, Chiara, Daniela

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Fatti e testimonianze, processi e speranze: il Kenya dopo le elezioni (parte prima)

January 6th, 2008 by Luca Bianchi
cartina della macroarea

Kenya, dopo le elezioni

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    Dopo Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia, un’altro grave conflitto è esploso in Africa Occidentale. In Kenya - paese fino ad oggi considerato il più stabile e ricco dell’area, sede di numerosi organizzazioni internazionali - sono scoppiati forti scontri tra due fazioni politiche, in seguito alla denuncia di brogli nelle elezioni presidenziali nelle quali si contendevano la leadership del paese il presidente uscente Kibaki e l’eterno secondo Odinga.

      Nessuno si aspettava questa escalation di violenza, sebbene la campagna elettorale di entrambi i partiti avesse sconsideratamente esasperato le differenze etniche tra Kibaki - della tribù Kikuyu - e Odinga - della tribù dei Luo.

        Le centinaia di persone barbaramente uccise negli scontri tra fazioni e con l’esercito, hanno suscitato timori in tutta la comunità internazionale ed hanno riportato alla memoria gli accadimenti degli ultimi anni avvenuti nelle zone limitrofe.

          Tra gli osservatori, infatti, sono in molti a ricordare il genocidio che si è consumato nel vicino Rwanda nel 1994, anche se, rispetto al Rwanda, in Kenya la distribuzione della popolazione fra le varie etnia è più diversificata. Ricordiamo infatti che una larghissima fetta della popolazione rwandese (ben il 99%) è composta da Hutu (80%) e Tutsi (19%). Mentre in Kenya - pur essendo i Kikuyu (20%) ed i Luo (12%) la prima e la terza etnia del paese, insieme non arrivano nemmeno ad un terzo della popolazione.

              Questo lascia capire come mai larghe porzioni del paese non siano state interessate dalle violenze…. Il rischio è piuttosto quello di una frammentazione del paese (fattore ulteriormente destabilizzante della macroarea).

              Luca, Chiara, Daniela

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