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Informatici Senza Frontiere, storia di un’associazione che porta internet dove più ce n’é bisogno: negli ospedali, nelle carceri e in mezzo al deserto…

January 4th, 2010 by Umberto Manduchi

 

Informatici senza frontiere

tratto da repubblica.it del 04/01/2010

 

Informatici Senza Frontiere,associazione onlus che dal 2005 opera nel settore informatico per portare un aiuto concreto a chi vive in situazioni di emarginazione e difficoltà, è nata da un gruppo di manager veneti che hanno deciso di mettere le proprie conoscenze al servizio di una missione ben precisa: combattere il digital divide in tutte le sue forme, in Italia e all’estero, dagli ospedali alle carceri, dai luoghi del terremoto in Abruzzo a un piccolo centro di microcredito in Madagascar.

Il quartier generale della onlus è in Veneto, a Treviso, ma negli anni sono state aperte delle sezioni in varie regioni d’Italia: in Lombardia, Piemonte, Toscana, Puglia, Calabria e nel Lazio. Oltre ai soci fondatori, fanno parte dell’associazione numerosi volontari, tra cui soprattutto informatici e programmatori, ma anche esperti del marketing e della comunicazione. Fianco a fianco, o più spesso con la mediazione del computer, queste persone “lavorano” nel loro tempo libero per cercare di sanare lo spreco di tecnologia nei paesi sviluppati: hardware erroneamente ritenuto rotto o obsoleto, conoscenze informatiche inutilizzate, software a costo zero in grado di automatizzare piccole operazioni quotidiane. Il tutto in stretta collaborazione con le aziende e il mondo accademico, nella convinzione che tutti, dal manager di successo allo studente universitario, possano giocare un ruolo importante nella battaglia contro il digital divide.

“Una delle soddisfazioni più grandi - spiega il presidente Girolamo Botter - l’abbiamo ottenuta con il software Open Hospital, sviluppato internamente da noi in collaborazione con gli allievi dell’Istituto Tecnico Volterra di San Donà di Piave. Si tratta di un sistema informatico in grado di facilitare le operazioni gestionali quotidiane di piccoli ospedali, dalle cartelle cliniche alla fornitura di medicinali”. Un aiuto grandissimo in zone povere e isolate, dove spesso tutto avviene con carta e penna da una tenda da campo. Il software è stato installato e implementato in un ospedale di Angal, nel nord dell’Uganda, e in un piccolo ospedale di Matiri, nel Kenya, dove alcuni volontari volano periodicamente per controllare che tutto funzioni correttamente e che il personale medico sappia come usare il computer. L’attrezzatura tecnica - pc, stampanti, modem e tutto il resto - viene spesso comprata sul posto, così da evitare danni durante il trasporto e soprattutto contribuire allo sviluppo dell’economia locale. Dopo il successo di queste esperienze pilota, il sistema è stato installato in diverse altre realtà ospedaliere in Kenya, Afghanistan, Benin e Congo.

Un altro progetto ha coinvolto i pazienti del reparto oncologico pediatrico di Brescia: bambini malati di tumore costretti per mesi e mesi a vivere blindati tra le corsie di un ospedale. Informatici Senza Frontiere ha così pensato di rendere meno dura la loro permanenza nella struttura allestendo una vera e propria aula informatica, dotata di computer e connessione a internet a totale disposizione dei ragazzi. Alcuni volontari della onlus organizzano per loro corsi e attività ludiche basate sull’uso del pc: un modo per giocare e comunicare con l’esterno, studiare e fare ricerche in rete, leggere, ascoltare musica e non sentirsi troppo soli.

In alcuni casi, l’informatica può anche trasformarsi in uno strumento di reinserimento nella società dopo lunghi periodi di detenzione. E’ questa l’idea di un altro progetto dell’associazione, “detenuti hi-tech”, in corso presso il carcere di Santa Bona a Treviso. L’iniziativa prevede attività formative di carattere informatico che vengono svolte all’interno del carcere, cui partecipano gruppi di detenuti seguiti da volontari ed esperti dei Centri Territoriali Permanenti. Nella struttura è stato realizzato anche un piccolo laboratorio tecnologico, dove i detenuti imparano a riparare hardware e componenti informatiche, intraprendendo un percorso professionale che può rivelarsi interessante anche dopo la messa in libertà.

I volontari dell’associazione sono all’opera per aiutare molte altre persone: dai terremotati dell’Abruzzo, ai clochard di Mestre, per i quali hanno organizzato un corso di informatica, agli operatori di microcredito del Madagascar, che grazie a loro possono lavorare tramite pc e software open source gratuiti.

La sfida più complicata, spiega Botter, sono come al solito i fondi: “Abbiamo bisogno di soldi per poter continuare la nostra attività ed estenderla ad altre realtà: comunicare è un’esigenza fondamentale per tutti, che viene subito dopo i bisogni primari come mangiare, bere, dormire, avere un posto sicuro in cui stare. Per questo invitiamo le aziende e i singoli a dare il loro contributo, in termini di donazioni, creatività o hardware inutilizzato. D’ora in poi sarà anche possibile adottare un progetto: ci sono tanti modi per fare la propria parte, a volte basta solo volerlo”.

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iksdpnyandiwa.org

April 2nd, 2009 by Umberto Manduchi

Nyandiwa, Kenya

 

Il sito di IKSDP Nyandiwa (www.iksdpnyandiwa.org) è da alcuni giorni online, grazie anche alla collaborazione di elimu. E’ a Nyandiwa che elimu ha partecipato ad Harambee Gwassi, progetto di cooperazione e di solidarietà internazionale portato avanti dalla Fondazione Brownsea, che si pone come obiettivo la promozione dello sviluppo sociale, culturale ed economico della regione dei Gwassi, nel Kenya occidentale, attraverso azioni educative ed iniziative di sviluppo comunitario, nel rispetto delle usanze e della dignità delle persone e nella valorizzazione dell’esperienza della popolazione locale.

Grazie anche all’intermediazione svolta dalla nostra associazione tra l’Università di Maseno (Kisumu, Kenya) e l’IKSDP, (Italian Kenyan Scout Development Project) durante l’edizione 2007 di eLearning Africa,  oggi a Nyandiwa nasce un college/campus universitario.

Qui sotto trovate le slide di presentazione del notro intervento formativo a Nyandiwa:

 

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Internet nella savana - conferenza di avvio del progetto

September 27th, 2008 by elimu

internet_nella_savana.jpg

Conferenza di avvio del progetto Internet nella savana: creare reti di relazioni locali e internazionali (Kenya) Martedì, 30 settembre 2008, dalle ore 21.00 alle ore 22.00 Luogo: sala Diamante, Via Burigozzo, 11 - Milano  

Internet nella savana: creare reti di relazioni locali e internazionali, coordinato dalla Fondazione Brownsea e co-finanziato dalla Regione Lombardia sul Bando Cooperazione 2007 viene presentato il 30 settembre a Milano. L’intervento si concentra nella zona di Nyandiwa, in Kenya. Nyandiwa è un villaggio di pescatori in una piccola penisola del lago Vittoria, di fronte all’isola di Kiwa, nella provincia del Gwassi, che si trova all’interno del Distretto di Suba, appartenente alla provincia del South Nyanza, una delle regioni più povere del Kenya, abitata in gran parte dalla tribù dei Luo. 

L’obiettivo è di ridurre il forte disagio sociale ed economico esistente nella zona per la mancanza di strumenti e servizi di comunicazione e contribuire a migliorare le condizioni economiche e di vita, di aggiornamento professionale e di lavoro, utilizzando il collegamento internet e promuovendo un accesso consapevole alle nuove tecnologie al fine di ridurre il divario e le condizioni di isolamento comunicative e informative del territorio.

Elimu è parnter del progetto.
Per ulteriori informazioni: info@brownsea.it - info@elimu.it

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ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common (eLearning Africa 2008)

July 16th, 2008 by Chiara Pozzi

A fine maggio sono stata a eLearning Africa 2008, ad Accra in Ghana. Ho scritto un articolo che è stato pubblicato recentemente su expoelearning.info, lo riporto con molto piacere anche qua, nel blog di Elimu!

Il Ghana ha ospitato quest’anno  la conferenza internazionale “ELearning Africa 2008, che si è confermata un interessante momento di scambio e crescita sia a livello professionale che umano, un’occasione per conoscere da vicino persone e realtà locali coinvolte in progetti di formazione con le nuove tecnologie nel continente Africano.

La terza edizione della conferenza ha visto la partecipazione di circa 1500 persone da 83 paesi, un numero che di anno in anno continua ad aumentare, così come si rafforza la presenza di partecipanti di paesi africani, che raggiunge l’80%. L’Europa è stata rappresentata dal 12,2%, il nord America dal 5,9%, l’Asia dall’1,7%, Australia e America Latina dallo 0,3%.

Eventi, sessioni, esposizioni, incontri, workshop, rinfreschi e anche balli hanno colorato il ricco e variegato calendario della conferenza (e della pre-conferenza).

Mi piacerebbe riuscire ad offrire un assaggio del clima e degli argomenti di discussioni attraverso una breve presentazione dei lavori di una sessione fortemente interattiva in cui sono stata coinvolta. La sessione, dal titolo “ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common” e individuata dal codice SCH37, chiudeva i lavori del filone “Introducion eLearning into the School System”.

Durante le 4 ore di lavoro abbiamo ascoltato la presentazione di diversi progetti: alcuni realizzati a livello nazionale, altri in fase di avvio a livello locale, alcuni per la formazione degli insegnanti, altri per la formazione a studenti in ambito scientifico. 4 slide e 3 minuti, questi i vincoli posti ai relatori per mettere a fuoco gli aspetti rilevanti dell’esperienza: il contesto, gli attori coinvolti e soprattutto per esporre le principali difficoltà emerse.

Il confronto sui problemi comuni è stato il cuore pulsante dell’animata sessione che ha portato ad uno scambio di esperienze concrete tra presentatori, partecipanti e facilitatori.

Di cosa si è discusso?eL Africa 2008

I primi relatori hanno toccato il tema di programmi per la formazione degli insegnanti a livello nazionale. Gert J. Muller (Change4Africa Foundation, The Netherlands) e Darling Tamakloe (IESA Foundation, Ghana) hanno presentato il programma EQIP Ghana, volto a promuovere l’integrazione delle ICT in ambito educativo. Alphonse Uworwabayeho (Kigali Institute of Education, Rwanda) ha esposto il progetto “Building Teachers’ Capacity to Exploit Available Technology for Teaching and Learning Mathematics and Science”.

Susan Jepkoech Kipkeny (Moi Girls High School Eldoret, Kenya) ha illustrato il processo di implementazione delle ICT nella scuola di Eldoret in cui insegna, mentre Ayodele O Ogunuleye (Lagos University, Nigeria) ha analizzato “The Impact of ELearning on the Academic Achievement of Undergraduate Physics Students in Nigeria”, un progetto pilota condotto dall’Università di Lagos, per introdurre l’e-Learning a supporto dell’insegnamento della fisica.

Kwesi Smith (Kofi Annan Centre of Excellence in ICT, Ghana) ha parlato del progetto dell’OLPC avviato nelle scuole primarie del Ghana, “Experiences with OLPC Pilot Projects in Ghanaian Primary Schools”, chiedendosi quanto l’esperienza pilota abbia aiutato il Ministero dell’Educazione a raggiungere l’obiettivo di un livello base delle ICT nella scuola.

Un ultimo intervento di Ebenezer Malcom e Francis Godwyll (Ohio University, USA), ha illustrato i risultati di uno studio sulla diffusione delle ICT nelle scuole del Ghana e sulla loro integrazione nelle attività didattiche.

eLearning Africa 2008Pur nella diversità dei progetti esposti, caratterizzati dalla collocazione in contesti specifici, dalla diversità del target e degli attori coinvolti, da tempi di realizzazione e progettazione più o meno dilatati, stupisce come le problematiche messe a fuoco dai relatori si siano articolate in pochi importanti nodi. Vediamoli nello specifico.

L’accesso all’elettricità è stato individuato come un problema ricorrente e generalizzato, che si declina nella mancanza di infrastrutture, negli alti costi dei pannelli solari utilizzati nelle scuole delle aree rurali e della connessione internet, ancora appannaggio di pochi. A questo primo nucleo di difficoltà si affianca una considerevole mancanza di risorse umane con capacità e competenze adeguate nell’ambito della formazione con le ICT.

eLearning Africa 2008Quale l’aspetto più pregnante? Un’animata discussione sulle carenze infrastrutturali  da una parte e la mancanza di competenze dall’altra, ha offerto l’occasione per riesaminare da più punti di vista i problemi posti. Si è rafforzata nel gruppo la posizione che vede la carenza di competenze e di risorse umane l’elemento più urgente e strategico su cui investire e a cui dare spazio.

Mi scosto solo un attimo dalla disanima sui lavori della sessione per restituire, in questa sede, la riflessione di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia nel 1998. Sen associa lo sviluppo al “processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani”, che indica anche con l’espressone “espansione delle capacitazioni degli individui” (Amartya Sen, 1992). Diventano quindi centrali le azioni volte all’abilitazione, all’alfabetizzazione informatica e alla crescita delle capacità e delle competenze. Queste possono essere ”occasioni sociali” che influiscono sulla libertà sostanziale di migliorare le proprie condizioni di vita. Lo sviluppo è libertà.

A questo punto è bene chiedersi quali capacità, quali conoscenze, quali abilità ci sono e quali devono essere acquisite perché si possano avviare processi virtuosi?

Un ulteriore fattore problematico su cui si è concentrata l’attenzione dei presenti è stata la carenza di contenuti locali digitalizzati e/o interattivi, come ha rilevato anche l’esperienza dell’utilizzo dell’OLPC con i bambini delle scuole primarie in Ghana.

Infine, alcuni hanno posto come argomento caldo di discussione il ritardo tra la disponibilità delle infrastrutture e delle ICT e la capacità di integrarle all’interno del sistema educativo.

L’integrazione delle ICT nella scuola e l’utilizzo delle ICT in ambito educativo, suggerisce e conclude uno dei relatori, è un problema di bilanciamento di diversi blocchi costitutivi: la visione sull’educazione, le conoscenze e le competenze esistenti, gli Educational Software e i contenuti, le ICT e le infrastrutture.

Serve, allora, dotarsi di strumenti per imparare a interpretare il sistema complesso in cui ci muoviamo e su cui agiamo. Come? Nessun kit del buon progettista!

Un buon inizio per procedere in questa direzione può essere il confronto con esperienze diverse. Non solo con i casi di successo e le buone pratiche ma anche con gli insuccessi, gli errori e i problemi quotidiani. In tal senso la sessione “ICTs in Schools: Common Problem, Solution in Common” di E-Learning Africa 2008 mi sembra abbia offerto ai suoi partecipanti un’ottima occasione di riflessione!

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Regione Abruzzo: programma di cooperazione internazionale 2008

April 2nd, 2008 by elimu

regione abruzzo

PROGRAMMA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE 2008

Approvato con Deliberazione della Giunta Regionale d’Abruzzo n. 151/C del 03/03/2008, il Bando per la presentazione di proposte progettuali.

I soggetti idonei a presentare domanda ed a partecipare al progetto in qualità di partner sono:

  • Enti Locali;

  • Enti pubblici o di diritto pubblico;

  • Organizzazioni non governative;

  • ONLUS;

  • Fondazioni, Associazioni e Organizzazioni senza fini di lucro;

  • Istituzioni ed Enti religiosi;

  • Università, Istituti scolastici, istituti di ricerca e formazione di diritto pubblico;

Tutti i soggetti di cui ai punti precedenti devono avere almeno 1 anno di esperienza nei settori della cooperazione internazionale (cooperazione decentrata, cooperazione allo sviluppo, tematiche della pace, della solidarietà, dell’educazione alla mondialità, dei diritti umani e civile convivenza tra i popoli…).

Termine di presentazione: trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente Bando sul B.U.R.A., quindi il 27.04.2008

+ maggiori informazioni e bando

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10 Notebook per Nyandiwa

March 20th, 2008 by Umberto Manduchi

Sostieni il progetto Harambee partecipando all’iniziativa 10 notebook per Nyandiwa e devolvendo il tuo 5X1000 alla Rete Harambee-Brownsea.

 + info

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Wordpress e-learning

March 3rd, 2008 by Lorenz

wlearning

Wordpress come piattaforma Elearning: questa la semplice idea proposta da David Wiley, approfondita da Caterina in questo post. Abbandonati gli LMS, complicati e poco "aperti", i blog potrebbero offrire diversi vantaggi alla didattica online: semplici da utilizzare e snelli, possono raggiungere meglio utenti e lettori.

Wiley e il corso sulle OER

Le indicazioni di Wiley non sono solo teoriche, anzi, hanno basi molto pratiche. David Wiley ha da poco concluso un corso online sulle Open Education Resources -OER- , da lui promosso e gestito, ad iscrizione libera e gratuita. Unico requisito: avere un blog, dove poter svolgere le attività settimanali, in genere sintesi di testi e riflessioni personali. Lui, il docente, ha coordinato e commentato i lavori, attraverso il suo blog personale.

Un’ impostazione senz’altro originale, che ha guadagnato consensi tra i numerosi partecipanti, oltre a qualche -necessaria- critica. Ma soprattutto si è rivelato un modello facilmente replicabile, che potrebbe essere impiegato anche in altri corsi.

Quali vantaggi? Numerosi, eccone alcuni.

I blog possono:

  • permettere uno stile diretto, molto "umano" e poco formale
  • supportare le interazioni degli utenti con commenti e osservazioni
  • essere seguiti attraverso i feed RSS, così da essere sempre aggiornati sulle attività del corso e eventualmente degli altri utenti
  • continuare il corso anche una volta finito, mantenendo i contatti con gli altri partecipanti
  • diffondere in modo efficace i contenuti del corso

Senza poi contare, come la stessa Caterina fa notare, le numerose implicazioni con i Personal Learning Enviroment.

Esempi italiani

Il corso di Wiley, nonostante fosse in inglese, ha avuto molti partecipanti italiani. Un buon numero provenienti dalla community LTEver, legata al Laboratorio delle Tecnologie Educative dell’università di Firenze. Qualcuno ha giustamente pensato di riapplicare il metodo, dimostrando - con notevole capacità- che il sistema può funzionare e bene. Andreas Formigoni l’ha applicato al suo corso di informatica, con ottimi risultati (questo post lo dimostra meglio di qualunque spiegazione). Bravo Andreas, e in bocca al lupo per il secondo semestre.

Per approfondire:

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“Educational Exchange Programme” e i suoi sviluppi con le ICT

February 15th, 2008 by elimu

Presentiamo di seguito le slides utilizzate alcuni mesi fa da elimu durante un incontro con gli insegnanti dei Gwassi (Kenya), per spiegare l’evolversi dell’ “Educational Exchange Programme” con l’arrivo delle nuove tecnologie e della connessione internet al centro polifunzionale IKSDP di Nyandiwa.

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Rimandiamo all’articolo “HARAMBEE .. a Nyandiwa” per chi fosse interessato a saperne di più…

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Educational project “Harambee - Gwassi” su Second Life

February 13th, 2008 by Chiara Pozzi

Siamo lieti di annunciare che giovedì 21 febbraio, a partire dalle ore 21.00, verrà presentato su Second Life, il progetto di scambio educativoHarambee Gwassi” della Fondazione Brownsea, a cui partecipano alcune scuole dei Gwassi (Kenya) e alcune scuole italiane. Si tratta di un progetto che ha visto coinvolta lo scorso anno anche la nostra associazione con un intervento formativo rivolto agli insegnanti dei Gwassi.

Giovedì 21 sarà possibile partecipare ad un dibattito, assistere ad un’interessante proiezione fotogragica, leggere le storie delle scuole africane e scabiare quattro chiacchiere con chi è coinvolto in prima linea nel progetto! Gli organizzatori dell’evento, invitano tutti gli interessati a partecipare!

mercatino harambee

Prima, dopo o durante la presentazione è anche possibile fare due passi nel mercatino d’inverno, realizzato in Second Life all’interno della Community ITnet. Si tratta di un evento sperimentale progettato e realizzato dal Dipartimento di Informatica e Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano. Il mercatino, a favore del progetto”Harambee Gwassi”, si è ultimamente arricchito di molti oggetti virtuali.

Ma cos’è ITnet?

ITnet (ITalaNETtwork), è una rete di cittadini in Second Life (ma non solo in SL). L’idea e l’obiettivo della community è di riprodurre adeguatamente il concetto di rete civica all’interno di SL e nello specifico nell’Isola di Pesca. In questo spazio sono state allestite aree destinate alle diverse realtà tipicamente urbane, che si possono riproporre in Second Life: un’area destinata a progetti ed eventi di arte e cultura, un’area dedicata all’ “educazione” per supportare i docenti a comprendere le potenzialità di SL come strumento per la didattica, e varie altre da scoprire … come “la piazzatta” e “l’anfiteatro”.

Articolo di supporto per entrare in SL

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No-profit, innovazione, web: verso il “Development 2.0”

January 15th, 2008 by elimu
Web 2.0 Quanto la tecnologia ha portato e può portare cambiamenti sociali e a livello mondiale? Quanto può modificare le politiche di cooperazione?

Nicola Bruno affronta con questo taglio l’argomento del social web nell’articolo “Oltre la Banca mondiale ecco il Development 2.0 - Fare tesoro delle tecnologie emergenti nell’internet sociale e tradurle in campo no-profit” pubblicato il 19 luglio 2007 sul quotidiano Il Manifesto e pubblicato su web da VisionPost.

Bruno osserva come il web 2.0 può potenzialmente portare ad un cambiamento di paradigma nelle politiche di cooperazione, consentendo un passaggio da uno “Sviluppo 1.0″ (modello rappresentato da ONU, Banca Mondiale e gran parte delle organizzazioni non governative, specialmente le più grandi - dette anche Bingo = Big Ngo) ad un nuovo modello di “Sviluppo 2.0 (Development 2.0), testimoniato nei fatti da piccole e coraggiose start-up come Kiva, GlobalGiving, Change che hanno fatto tesoro delle nuove potenzialità delle tecnologie emergenti del social web per il campo del no-profit.

Sul blog Social Signal Alexandra Samuel propone un agile ventaglio di buone pratiche nell’utilizzo del social web per il no-profit; qui di seguito riportiamo alcuni punti chiave del suo articolo:

  1. focalizzare il proprio sito su obiettivo o conversazione specifica;
  2. invitare aderenti e visitatori del sito a contribuire non solo a livello economico. Il web può essere uno spazio sociale, un luogo in cui sviluppare altre modalità di partecipazione;
  3. il web 2.0 non significa costruire una propria comunità. Per entrare nella “cultura 2.0 basta iniziare a sperimentare uno dei suoi strumenti. Ad esempio utilizzare un tag comune per archiviare i siti preferiti su del.icio.us all’interno della stessa organizzazione, un semplice modo per condividere risorse di comune interesse;
  4. accogliere la sfida di passare dalla consegna del messaggio alla conversazione. Considerare e coinvolgere i propri membri come persone che possono creare contenuti per iniziative e attività;
  5. imparare dall’esperienza degli altri e porre attenzione da come altre organizzazioni no-profit utilizzano il web 2.0. E per trovare on-line altre esperienze, come prima cosa possiamo ricercare su del.ici.ous i tag “nptech” e “No-Profit”.

Possiamo aggiungere altre interessanti buone pratiche di utilizzo creativo del web 2.0 in ambito no-profit:

  • dare voce agli aderenti dell’associazione all’interno della piattaforma o del sito attraverso un blog o un forum o un wiki, come ha fatto Greenpeace;
  • promuovere una “creativa petizione-fotografica” su Flickr (come nel caso di Oxfam;
  • promuoversi, come ha fatto recentemente l’organizzazione kiva.org, organizzando un evento in Second Life;
  • organizzare un mercatino natalizio, come ha fatto il Dipartimento Informatica e Comunicazione dell’Università Statale di Milano con l’intento di raccogliere fondi per il progetto Harambee della Fondazione Brownsea;
  • partecipare alla comunità professionale di Neurona dedicata al no-profit.

E per il fundracing? Abbiamo trovato un interessante blog italiano, Fundraising Now!, che si propone di studiare e discutere sulla raccolta fondi online e sui rapporti fra Web 2.0 e fundraising.

Chiara e Umberto

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