L’associazione culturale elimu apre due nuovi spazi sul web, strettamente legati alle pubblicazioni di questo blog: una pagina su Facebook e uno spazio su Zoes.
Zoes è “la zona equosostenibile” e vuole essere un punto di riferimento dove si incontrano persone, istituzioni e realtà interessate ad un futuro equo, ad immaginare un mondo che sappia risolvere positivamente la crisi ecologica, sociale ed economica che stiamo attraversando; è uno strumento per favorire la diffusione di stili di vita sostenibili, per mettere in rete i vari modi di fare economia responsabile socialmente e ambientalmente. È una piattaforma informatica per rendere visibili le tante realtà intorno a noi che già si impegnano per un mondo migliore: consumatori responsabili, reti di mutualità, campagne di azione, produttori, imprenditori, commercianti, associazioni ed enti, amministrazioni ed istituzioni.
È un social network per discutere e far crescere una cultura della sostenibilità e del valore, anche economico, delle relazioni tra persone.
Il sito di IKSDP Nyandiwa (www.iksdpnyandiwa.org) è da alcuni giorni online, grazie anche alla collaborazione di elimu. E’ a Nyandiwa che elimu ha partecipato ad Harambee Gwassi, progetto di cooperazione e di solidarietà internazionale portato avanti dalla Fondazione Brownsea, che si pone come obiettivo la promozione dello sviluppo sociale, culturale ed economico della regione dei Gwassi, nel Kenya occidentale, attraverso azioni educative ed iniziative di sviluppo comunitario, nel rispetto delle usanze e della dignità delle persone e nella valorizzazione dell’esperienza della popolazione locale.
Grazie anche all’intermediazione svolta dalla nostra associazione tra l’Università di Maseno (Kisumu, Kenya) e l’IKSDP, (Italian Kenyan Scout Development Project) durante l’edizione 2007 di eLearning Africa, oggi a Nyandiwa nasce un college/campus universitario.
Qui sotto trovate le slide di presentazione del notro intervento formativo a Nyandiwa:
Conferenza di avvio del progetto
Internet nella savana: creare reti di relazioni locali e internazionali (Kenya)Martedì, 30 settembre 2008, dalle ore 21.00 alle ore 22.00
Luogo: sala Diamante, Via Burigozzo, 11 - Milano
Internet nella savana: creare reti di relazioni locali e internazionali, coordinato dalla Fondazione Brownsea e co-finanziato dalla Regione Lombardia sul Bando Cooperazione 2007 viene presentato il 30 settembre a Milano. L’intervento si concentra nella zona di Nyandiwa, in Kenya. Nyandiwa è un villaggio di pescatori in una piccola penisola del lago Vittoria, di fronte all’isola di Kiwa, nella provincia del Gwassi, che si trova all’interno del Distretto di Suba, appartenente alla provincia del South Nyanza, una delle regioni più povere del Kenya, abitata in gran parte dalla tribù dei Luo.
L’obiettivo è di ridurre il forte disagio sociale ed economico esistente nella zona per la mancanza di strumenti e servizi di comunicazione e contribuire a migliorare le condizioni economiche e di vita, di aggiornamento professionale e di lavoro, utilizzando il collegamento internet e promuovendo un accesso consapevole alle nuove tecnologie al fine di ridurre il divario e le condizioni di isolamento comunicative e informative del territorio.
In occasione dell’anno del dialogo culturale - il 2008 - e-learning papers ha pubblicato un numero dedicato ad approfondire alcune tematiche legate all’apprendimento e all’iterculturalità che mette in risalto le potenzialità della formazione in rete e delle ICT.
L’articolo Migrations and the Net: new virtual spaces to build a cultural identity di Linda J. Castañeda, Paz Prendes, Francisco Martínez-Sánchez esamina alcune iniziative legate alle tematiche del multiculturalismo e dell’emigrazione, avviate ed elaborate dal Gruppo di ricerca sulle tecnologie educative dell’Università di Murcia. Alcuni dei loro progetti sono stati incorporati nei programmi di Interuniversity Cooperation promossi dall’agenzia spagnola per la cooperazione (AECI).
Nell’articolo E-learning and intercultural dimensions of learning theories and teaching models di Claire Bélisle riflette sull’importanza degli ambienti e-learning per favorire una maggiore consapevolezza interculturale fra gli studenti. All’interno di società multiculturali e multilingue è opportuno rendere espliciti i presupposti pedagogici impliciti negli ambienti e-learning.
L’articolo di Sandra Schaffert e Guntram Geser Open Educational Resources and Practices, presenta alcuni risultati relativi alla roadmap europea per le Open Educational Resources, e traccia possibili percorsi volti a un livello superiore di produzione, condivisione e utilizzo delle OER. L’articolo, inoltre, presenta free on-line tutorials sulla creazione, riutilizzo e condivisione delle OER messi a disposizione dal Open e-Learning Content Observatory Services (OLCOS) su WikiEducator.org
Rapid e-learning, as an informal educational tool for advanced students di Nicolò Antonio Piave tratta della possibilità di introdurre i software di rapid e-learning generalmente utilizzati da insegnanti e creatori di contenuti, quali strumenti di istruzione informale, all’interno di un modello di apprendimento ibrido.
Su questo numero di iGel - Il Giornale dell’E-Learning - è presente il contributo del socio Umberto Manduchi sul dibattito in corso sulle soluzioni light e open source per l’e-learning.
In un’ottica pedagogica che punti alla condivisione e alla socializzazione dei saperi emerge chiaramente il fatto che l’approccio del Free Software (e della sua versione commerciale, l’Open Source) si possa considerare un valido modello educativo per contesti di insegnamento/apprendimento collaborativi: le esperienze delle comunità open ci dimostrano che ogni nuova implementazione è frutto di processi di apprendimento derivanti dalla condivisione sociale dei risultati, raggiunti tramite la condivisione e la socializzazione di idee e risorse. Le comunità open di programmatori e di utenti, spontanee ed informali, rappresentano, da questo punto di vista, uno dei fenomeni di maggior rilevanza pedagogica degli ultimi tempi: lo strumento privilegiato che esse utilizzano è la rete, i cui recenti sviluppi in senso sociale (social web, semantic web) la rendono un fertile terreno per fruttuose sperimentazioni in ambito educativo.
Le soluzioni open stanno rapidamente diffondendosi anche nel settore dell’e-learning; da diversi anni valide alternative ai LMS e LCMS commerciali sono sempre più utilizzate in scuole, università, enti pubblici e aziende. Oggi esistono valide alternative open anche per la creazione dei contenuti da implementare in piattaforma; lo sviluppo continuo di nuovi applicativi in questo campo potrebbe portare, in un futuro non lontano, ad una piena autonomia da soluzioni proprietarie.
Per una effettiva condivisione e socializzazione dei saperi in processi di formazione in rete (e non solo) l’adozione di software libero, però, non è sufficiente: anche i contenuti dovranno essere liberi e condivisibili.
Dopo i brillanti successi dei moot di Roma, Alessandria, Reggio Emilia (a cui anche elimu ha partecipato) e Genova, la quarta edizione del MoodlemootItalia si terrà quest’anno a Padova, i prossimi 9 e 10 Maggio.
Moodlemoot è un termine entrato in uso nella comunità internazionale degli utenti di Moodle per indicare un convegno in cui si può:
imparare cos’è Moodle
sperimentare Moodle
scambiare esperienze di utilizzo o di sviluppo di nuovi moduli
conoscere i progetti in programma per gli sviluppi futuri dell’ambiente
In questa edizione si intende dare spazio soprattutto ai racconti degli utilizzatori di Moodle, sotto forma di casi di studio strutturati, di storie del quotidiano e di narrazioni delle esperienze personali, dal mondo della scuola all’ambiente universitario, dagli enti pubblici al mondo aziendale.
Come sperimentato nelle precedenti edizioni, il Moodlemoot diviene, quindi, un’importante occasione, per l’intera comunità di Moolders, per incontrarsi, condividere esperienze, riflettere in maniera critica sugli utilizzi o gli sviluppi futuri del progetto, per proseguire insieme lungo il cammino di esplorazione e sperimentazione delle possibili tecnologie al servizio della formazione.
L’associazione culturale elimu utilizza Moodle come strumento per la comunicazione e la collaborazione in rete dei suoi soci, dislocati in diverse città italiane, e nei progetti di formazione in rete da essa portati avanti: elimu cercherà di essere presente a Padova l’8 e il 9 Maggio per seguire il moot italiano del 2008.
Facciamo ora un passo oltre, verso la zona occidentale del Paese, nel west Kenya, per approdare a Kisumu, capitale del Nyanza e terza città del paese.
Alcune testimonianze locali evidenziano come Kisumu sia stata obbligata al coprifuoco per diversi giorni durante i quali si è trovata isolata: interrotti sia i collegamenti aerei che quelli via terra con la capitale, grandi le difficoltà ad utilizzare la rete della telefonia mobile e fissa. Chat e e-mail si sono rivelati i pochi mezzi che hanno consentito la comunicazione interna ed esterna al paese.
Un abitante di Kisumu ci racconta di scontri violenti e di conseguenze desolanti per l’intera popolazione:
“La situazione qui è molto difficile. Sono molte le persone morte. La mia casa è stata saccheggiata, privata degli oggetti e dei ricordi più cari. Ma mi ritengo fortunato perché io e i miei familiari stiamo bene. Siamo vivi. Siamo vivi solo perché siamo stati fortunati. Siamo riusciti a scappare dalla città e ci siamo rifugiati in zone lontane dagli scontri e qui aspettiamo che tutto finisca presto…molto presto.”
Il South Nyanza invece - area rurale e zona di grande isolamento, con condizioni infrastrutturali quasi nulle - sembra vivere una situazione più tranquilla rispetto alla capitale Nairobi e a Kisumu. La popolazione in questi giorni è in attesa di notizie certe riguardo alle recenti elezioni, ma la tensione - seppur vissuta con una certa distanza e in misura minore rispetto all’epicentro degli avvenimenti - suscita riflessioni e speranze.
Ecco le parole di un abitante del South Nyanza:
“Qui gli effetti sono visibili ma le conseguenze non sono molto gravi. I negozi sono chiusi; i mezzi pubblici sono fermi per mancanza di carburante; le linee telefoniche cellulari sono interrotte. Riusciamo comunque a tenerci aggiornati grazie alla connessione internet. Certo, sappiamo che altrove la situazione è caotica, ma noi stiamo bene. Non abbiamo rischiato la vita e siamo al sicuro. Speriamo comunque che venga fuori la verità. La gente vuole che sia chiaro chi ha vinto… e che gli scontri abbiano fine. Aspettiamo la verità.”
Secondo gli ultimi aggiornamenti del 4 gennaio “Sono 250.000 le persone che hanno lasciato le loro dimore per l’ondata di violenze politico-etniche che hanno insanguinato il Kenya dal giorno delle elezioni, il 27 dicembre 2007”. Lo rende noto l’Ufficio di coordinamento delle questioni umanitarie dell’Onu (Ocha) a Nairobi.
Oggi, 6 gennaio, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu (Achnur) ha fatto sapere che fornira’ “aiuti immediati” a 100.000 dei 250.000 sfollati vittime delle violenze post elettorali in Kenya.
Come osserva Kizito sul suo blog “Le violenze dei giorni scorsi non possono essere cancellate cosi in fretta. Anche se gli episodi di violenza non si dovessero ripetere ci vorranno mesi per ritornare alla convivenza che era abituale fino a pochi giorni fa”.
Un doveroso obiettivo spetta ora alla comunità internazionale: mediare una situazione di grave tensione politico-sociale per garantire una stabilità al paese e la possibilità di un pieno sviluppo locale.
Dopo Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia, un’altro grave conflitto è esploso in Africa Occidentale. In Kenya - paese fino ad oggi considerato il più stabile e ricco dell’area, sede di numerosi organizzazioni internazionali - sono scoppiati forti scontri tra due fazioni politiche, in seguito alla denuncia di brogli nelle elezioni presidenziali nelle quali si contendevano la leadership del paese il presidente uscente Kibaki e l’eterno secondo Odinga.
Nessuno si aspettava questa escalation di violenza, sebbene la campagna elettorale di entrambi i partiti avesse sconsideratamente esasperato le differenze etniche tra Kibaki - della tribùKikuyu - e Odinga - della tribù dei Luo.
Le centinaia di persone barbaramente uccise negli scontri tra fazioni e con l’esercito, hanno suscitato timori in tutta la comunità internazionale ed hanno riportato alla memoria gli accadimenti degli ultimi anni avvenuti nelle zone limitrofe.
Tra gli osservatori, infatti, sono in molti a ricordare il genocidio che si è consumato nel vicino Rwanda nel 1994, anche se, rispetto al Rwanda, in Kenya la distribuzione della popolazione fra le varie etnia è più diversificata. Ricordiamo infatti che una larghissima fetta della popolazione rwandese (ben il 99%) è composta da Hutu (80%) e Tutsi (19%). Mentre in Kenya - pur essendo i Kikuyu (20%) ed i Luo (12%) la prima e la terza etnia del paese, insieme non arrivano nemmeno ad un terzo della popolazione.
Questo lascia capire come mai larghe porzioni del paese non siano state interessate dalle violenze…. Il rischio è piuttosto quello di una frammentazione del paese (fattore ulteriormente destabilizzante della macroarea).
E’ online il nuovo numero, il n° 52, di Form@re, interamente dedicato al tema “Le sfide del Digital Divide. Ricerche ed esperienze.” In questo numero avrete la possibilità di leggere anche i contributi di elimu al dibattito in corso sulla sempre più pressante tematica del divario digitale, grazie ai contributi dei soci Chiara Pozzi e Luca Bianchi.
La prima, nell’articolo “Pc e Internet a Nyandiwa (Kenya): quali possibilità di sviluppo in ambito formativo?” presenta, attraverso alcune immagini significative, la prima fase di un progetto, in cui l’associazione elimu è coinvolta, che prevede l’avvio di corsi di formazione a distanza per gli insegnanti di un un’area rurale del Kenya. Si tratta di un’analisi preliminare del contesto, dei bisogni e di un primo intervento di alfabetizzazione informatica degli insegnanti. Il progetto si inserisce in un processo di sviluppo della comunità locale avviato da diversi anni grazie all’impegno di soggetti locali e organizzazioni internazionali, e si propone il superamento del divario digitale, promuovendo un uso consapevole delle nuove tecnologie in ambito educativo.
Il secondo contributo, “Digital Divide e disabilità: il caso delle persone sorde“, curato da Luca Bianchi, affronta la difficile e ancora troppo poco poco esplorata problematica dell’accessibilità alle nuove tecnologie delle persone sorde. L’autore, da anni impegnato su questo fronte, dopo una accurata analisi degli aspetti legislativi e del dibattito in corso sul tema, presenta la lingua dei segni sul web, illustrando le criticità e le prospettive dell’utilizzo dei video appositamente predisposti per questo scopo.